La letteratura è, nella mia dimensione più personale, un avvincente
mezzo per fuggire dalla realtà e reinterpretarla nel migliore dei modi.
La società spesso ci delude, non rispecchia il nostro essere interiore e lo
massacra, facendo rimanere di noi null’altro che angoscia, amarezza e
disillusione. Sotto questo aspetto potrei considerare la letteratura “salvifica”
perché capace di fornire elementi di riflessione ed attimi di pace cosmica;
rari momenti in cui si è a proprio agio con il mondo esterno. Rifuggire dai
problemi della quotidianità potrebbe risultare vigliacco od inconcludente agli
occhi di chiunque, ma credo che l’allontanarsi dalle difficoltà tramite la
letteratura non sia da interpretare come un atto di codardia od un gesto poco
nobile, bensì come l’essere giunti alla piena consapevolezza del problema ed un
tentativo di migliorare se stessi e l’ambiente circostante.
Ho sempre identificato le sensazioni che la letteratura suscita in me come un binario
parallelo alla realtà, capace di spronarmi, di imprimermi suggestione e senso
di pienezza intellettuale. La lettura di un “buon libro” ha la capacità lasciarmi
in bilico fra un binario e l’altro, quindi in una sorta di limbo di idee dove spesso
non riesco a spiegare ciò che provo. La letteratura mi trasmette questo:
incapacità di espressione che sfora nell’angoscia e nell’inquietudine, quindi l’oblio.
In molti, ancora oggi, si chiedono perché i più grandi autori della letteratura
fossero inquieti e angosciati, ma il motivo è banale. Anche loro, come noi
tutti, nel momento della lettura di un libro avvincente, nella visione di un’opera
d’arte o ancora nell’ascolto di una sinfonia, attraversano il corridoio che
intercorre fra questi binari paralleli, quello della realtà e quello dell’oblio
(raggiungibile, secondo me, tramite tutte le forme di arte esistenti) restando spaesati
nel mezzo, senza sapere quanto tempo impiegheranno per tornare nel binario
corretto, ma, al tempo stesso, godendo di questo senso di sospensione, amaro e
dolce insieme.
Spiegare l’emozione sublime che apporta la letteratura, quindi definire
precisamente l’identità del “secondo binario”, sarebbe impossibile. Qualcuno,
come me, lo definirebbe “oblio”, altri “inquietudine” nel senso più devastante,
altri ancora “estasi”, ma ciò che è importante è riuscire a tornare nella
giusta via, nel “binario” corretto, quello della realtà, impiegando la saggezza
e la pace interiore trovate nel viaggio fra una dimensione e l’altra e
investendole nel miglioramento della nostra stessa vita.
Premesso ciò e dando questa idea di letteratura così intrigante e suggestiva,
però, non si riuscirebbe a spiegare il fatto che sempre meno persone,
soprattutto giovani, abbiano la curiosità di spingersi nella lettura. Il motivo
sta probabilmente nella presenza sempre più opprimente di mezzi quali la
televisione e le pubblicità, che ci inculcano messaggi moralmente errati, che
omaggiano troppo regalmente il culto dell’esteriorità o che riducono l’importanza
del libero pensiero, l’interesse e la curiosità ai minimi termini. Ciò che non
è di moda è da allontanare perché “diverso” e la letteratura, purtroppo, non fa
più tendenza da molti anni.